CopertinaLastuadeMichil2026

– di Gianluca Montinaro

«Incö» (‘oggi’, in lingua ladina), afferma con decisione Simone Cantafio. E aggiunge: «La terra è viva», facendo propria una frase di Mario Incisa della Rocchetta, colui che ha creato Sassicaia. Ed è dalle ‘parole’ delle due dichiarazioni d’intenti che discendono i ‘fatti’ della cucina: fatti che adesso più che mai si muovono su una proposta di giornata, che nasce e muta a seconda di ciò che i quasi settanta piccoli fornitori del cuoco di volta in volta producono, allevano, raccolgono, pescano… Una filiera cortissima, fatta di un unico passaggio, che permette a Cantafio di avere il meglio: e solo quello. Può essere un dentice reale, pescato il giorno prima in Calabria (sua terra di origine), o una cerbiatta abbattuta (l’unica, secondo Piano faunistico-venatorio) nella zona di Vipiteno. O ancora gli ortaggi dei contadini della valle. O le erbe spontanee della montagna. E siccome tutto questo bendidio è regalo di una «terra viva», per la quale si deve nutrire «rispetto illimitato», ecco allora che sono i profumi e i gusti ‘primari’, quelli dei prodotti stessi, trionfare nei piatti.

Menu «Incö»
Vellutata di pastinaca e midollo

Certo, a Cantafio la tecnica non manca: l’ha appresa da Michel Bras, e l’ha perfezionata in Giappone dove ha mediato l’alta scuola francese con il perfezionismo del Sol Levante. E le salse leggiadre e i jus mai pesanti che spesso arrivano a rifinire il piatto sono lì a dimostrarlo. Ciononostante il cuoco, con la consapevolezza di ‘chi sa’, con la forza di ‘chi conosce’, fa un passo indietro davanti all’oca della Val di Funes e alle cipolle del maso: la prima, cotta in yakitori, farcisce dei doppi ravioli e le secondo, appena grigliate, diventano un brodo. Così come davanti allo scorfano che, laccato al miso bianco, viene sposato a carciofi e a un jus al bergamotto. E fa due passi indietro se incö in cucina sono arrivate le moeche (fritte: una delizia!) piuttosto che le lumache (proposte in saor).

Cavolo e oca ‘alla contadina’

Una cucina troppo di materia, dice qualcuno? Una cucina troppo diretta, sostiene qualcun altro? No, perché finalmente, dopo le troppe elucubrazioni, complicazioni e sprechi (di tempo, di denaro, di materia prima…) con i quali un certo circo ‘gastromediatico’ ha drogato l’alta ristorazione del nostro Paese, sta tornando – finalmente! – a trionfare il linguaggio della chiarezza. E della concisione. Anche in cucina. Anche nei piatti. Ed è appunto per questo che è emozionante entrare fra i fornelli e i forni della Stüa de Michil, parlare coi giovani ragazzi della brigata (capitanati dal bravo Alessio Ferraro), vederli partecipi di un progetto certo ancora piccolo ma già così importante da aver portato a un libro: Incö. La terra è viva (Prefazione di Pierre Hermé, Modena, Artioli Editore 1899, 2024, pp. 192, 68 euro) nel quale sono ben raccontati la filosofia di Cantafio e la bellezza dei Monti Pallidi.

Lumache in saor

Ma l’avventura fra queste mura non si limita al tempo passato a tavola. Si deve giungere prima, per gustare al banco del bar un cocktail preparato da Antonio Virili, bravissimo bartender della Perla. E quindi magari inoltrarsi nei cunicoli della sotterranea cantina che si conferma in assoluto fra le primissime d’Italia. Qui, fra decine di migliaia di bottiglia, si può davvero comprendere quale sia il sogno visionario che ha guidato Michil Costa nella ‘creazione’ di questo luogo di piacere assoluto e di struggente romantica bellezza.

Moeche fritte

Il servizio, coordinato da un giovane Pasquale Di Costanzo, è perfetto. Il wine pairing, curato dal sommelier Davide Moretti, di grande classe. I due menu – «La terra è viva» e «Incö» – costano rispettivamente 190 e 230 euro (quest’ultimo, servito nella weinstube, è da riservare con almeno un giorno di preavviso). Ordinando alla carta si devono preventivare almeno 200 euro.

  • Strada Col Alt, 105
  • Corvara in Badia (BZ)
  • Tel. 0471831000
  • www.laperlacorvara.it
  • info@laperlacorvara.it
  • Turno di chiusura: domenica; a pranzo
  • Ferie: dai primi di aprile ai primi di giugno; da fine settembre ai primi di dicembre
Indivia allo iodio
La copertina del magnifico libro di Simone Cantafio, Incö. La terra è viva, Prefazione di Pierre Hermé, Modena, Artioli Editore 1899, 2024, pp. 192, 68 euro.
Pane sfogliato
Ravioli di cavolo…
…in tartare; brodo di cipolle grigliate
Presentazione del carré di cerbiatta…
…poi rifinito in padella
Gratin di sedano rapa
I formaggi di malga e di grotta
Croccante di nocciole
Gelato al latte
Buchteln, mela e cannella
Curd al mandarino
Cannolo spezzato con idromele di San Vigilio di Marebbe
Champagne Jacquesson Dizy Terres Rouges 2012; Riesling Auslese trocken Kallstadter Saumagen 2008 Koehler Ruprecht; Barolo Bussia Colonnello 2015 Poderi Aldo Conterno; Brunello di Montalcino 1983 Casanova di Neri
Menu «La terra è viva»
Uno scorcio di una delle salette del magnifico ristorante La Stüa de Michil
Cocktail Champagne di benvenuto…
…l’aperitivo…
…e gli amuse-bouche
Le schiacciate e le piccole focacce al pomodoro
«Il giardino d’inverno»: le verdure «dei nostri amici ccontadini» cotte, crude e marinate con intingolo ristretto di radici tostate e crafuns «goloso»
Primo abbinamento: Barolo Rüncot 2013 Elio Grasso
«Dolomiti-Hokkaido»: doppio raviolo farcito di oca della Val di Funes in yakitori e porri arrostiti con brodo caldo di cipolle grigliate lentamente
Secondo (doppio) abbinamento: I Sodi di San Niccolò 1996 Castellare di Castellina e Cerasuolo d’Abruzzo 2022 Valentini
«Dedicato a mamma Patty»: risotto mantecato al sedano rapa con tartufo nero, bottarga di gallina, jus di coniglio al rafano
Presentazione del pane
Terzo abbinamento: Chardonnay 2020 Capannelle
«Tra terra e mare»: filetto di scorfano mediterraneo laccato al miso bianco, carciofi alla crudaiola, jus al profumo di bergamotto e crema all’aglio dolce
Quarto abbinamento: Barolo Cerequio 2013 Roberto Voerzio
«Tenero e avvolgente»: carré di maialino delle malghe di Vipiteno con veli di topinambur e in tartare, foglie di cavolo e salsa charcutière
Predessert
Quinto abbinamento: Calvados du Pays d’Auge Grande Réserve Philippe V.S.O.P. Bernard Amiot
«I’m not the Biancaneve’s Apple»: «tutte le mele locali in colori, consistenze e gusti contrasti da scoprire in un viaggio attraverso un ingrediente iconico della nostra regione»…
…in mezzo al tavolo un cestino di mele
Sorbetto, piccola pasticceria e…
…millefoglie in chiusura